Due tradizioni in uno swap

>> venerdì 14 maggio 2010


Ovvero Nicol e la dipendenza da migliaccio.
Questo swap è proprio caduto a fagiolo. Ieri notte ho finito di scrivere la tesi e oggi pomeriggio, per premiarmi e rilassarmi, mi sono messa ai fornelli, complice la scadenza ormai prossima del contest. Conoscevo il migliaccio di nome, ma non avevo mai provato a farlo, ne l'avevo mai mangiato. Anzi, nella mia ignoranza, credevo che il migliaccio fosse un dolce a base di miglio, un pò come la cicerchiata.
Nicol non mi aveva avvertito che mangiarlo avrebbe creato dipendenza. Un pezzo è sparito scattate le foto di rito, un altro fatto fuori sistemando i rimanenti sul piatto da portata..si era spezzato, era antiestetico lasciarlo lì!
I miei complimenti più sinceri vanno a sua mamma, dal momento che questa ricetta viene direttamente da lei e un ringraziamento va a Nicol per aver voluto condividere con me un pezzetto della sua storia familiare.
Come mi ha spiegato, il migliaccio è un dolce preparato tradizionalmente sotto carnevale (non siamo a febbraio, ma direi che con il tempo che fa in questo momento può essere preparato senza troppi sensi di colpa o perplessità!) la cui ricetta differisce addirittura da città in città: con la crema pasticcera, con i canditi, solo con la ricotta... tante sono le varianti a disposizione con cui sperimentare. Quella che mi ha mandato è la più semplice, a cui aggiungere i canditi a piacimento. Quindi se volete avere la cucina e voi stessi profumati per molte ore di una fragranza che sa di coccole e d'infanzia, spendere un pomeriggio in divertimento e coscienti del rischio di dipendenza in agguato, fatelo! Io vi lascio la ricetta:

Il migliaccio di mamma Anna

500g di ricotta vaccina
200g di zucchero semolato
500 ml di latte intero
5 uova
70g di semola di grano duro
la buccia di un limone non trattato
liquore strega q.b.
1 bustina di vanillina
100g di burro
1 pizzico di sale
canditi a piacimento


Intiepidire il latte con il burro, la vanillina, un pizzico di sale e la buccia di limone tagliata in un'unica spirale. Una volta che il latte si sarà riscaldato, aggiungere la semola e cuocere il composto per circa venti minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Far raffreddare ed eliminare la scorza di limone. In una terrina mescolare la ricotta setacciata, le uova, lo zucchero e il composto di semola, i canditi tagliati in pezzi piccoli e il liquore strega (due tappi grandi). Imburrare una teglia rotonda abbastanza larga (io ne ho utilizzata una quadrata per praticità) e riempirla fino alla metà, pena la fuoriuscita del composto durante la cottura. Cuocere in forno statico preriscaldato a 200 gradi per circa un'ora, fino a raggiungere una media doratura.

Queste invece sono alcune delle foto del pacco delle meraviglie che mi è arrivato. In più, due deliziose presine fatte a mano, ora appese sulle piastrelle della cucina a mo' di decorazione, troppo belle per essere usate! Colgo l'occasione per ringraziare Mara di Pandipanna per la sua splendida iniziativa, la blogsfera è veramente una grande famiglia. Buon fine settimana a tutte voi :)

Come ti riciclo gli ovetti di Pasqua

>> domenica 18 aprile 2010


Domenica, tempo di dolcini. Oggi muffin, con un cuore cioccolatoso, l'ideale per smaltire la fornitura di ovetti pasquali che insieme alle loro sorelle più grandi, affollano le dispense finito questo periodo. Io ho aggiunto anche una mezza banana che mi fissava solitaria dalla fruttiera e un vasetto di yogurt intero per dare maggiore morbidezza all'impasto. Consiglio di farli il giorno prima di essere consumati, ci guadagna il sapore e la morbidezza.

Muffin alla banana con cuore di cioccolato
Per una diecina di muffin
200g di farina OO
mezza banana matura
9-10 ovetti di cioccolato
60g di burro fuso
1 vasetto di yogurt intero
80g di zucchero
3 cucchiai di rhum
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci

In una ciotola setacciare bene la farina insieme al lievito e allo zucchero, in una seconda amalgamare le uova con lo yogurt, il burro, il rhum e la banana ridotta in purea. Aggiungere in un sol colpo le polveri e mescolare il meno possibile con movimenti "al rallentatore", onde evitare lo sviluppo del glutine.
Adagiare un cucchiaio d'impasto nei pirottini e inserire al centro un ovetto di cioccolato, affondandolo delicatamente. Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa una ventina di minuti.

Approfitto per ricordarvi il giveaway lanciato da Cris per il primo compleanno del suo blog "zucchero e sale" con bellissimi premi in palio. Cosa aspettate a partecipare?

Le madeleine dei pirati dei Caraibi

>> sabato 10 aprile 2010


La mia ultima madeleine superstite: nonostante sia solo la quarta volta che le prepari, vanno sempre via che è una meraviglia. L'impasto è molto versatile, permette di sbizzarrirsi nelle preparazioni e, come i muffin, non richiede particolari accorgimenti. Cosa volere di più?
Queste sono liberamente tratte da "il libro d'oro dei dolci", un regalo natalizio quanto mai azzeccato. All'impasto cioccolatoso ho aggiunto una manciata di gocce di cioccolata, un paio di cucchiai di rhum che ci stanno sempre bene e una spolverata di cannella quanto basta per renderle leggermente esotiche. Chissà perché, ogni volta che le preparo mi viene sempre in mente "Pirati dei Caraibi"; forse per il rhum, adorato dal protagonista?
Nel libro sono riportate come madeleine al cioccolato, io le ho ribattezzate "madeleine pirati dei Caraibi". Buon fine settimana!

Madeleine pirati dei Caraibi

per 18 madeleine cicciottelle

200g di farina OO (o metà 00 e metà farina di riso)
90g di burro
2 cucchiai di cacao in polvere
2 uova
90g di zucchero
2/3 cucchiai di rhum
cannella in polvere q.b.
1 cucchiaino di lievito in polvere

In una ciotola capace, montare a lungo le uova con lo zucchero fino a triplicarne il volume, aggiungendo poi la miscela di farine setacciate, cacao, cannella, lievito e gocce di cioccolato alternandoli al burro fuso e al rhum, mescolando con delicatezza per non far perdere di volume. A questo punto io lascio riposare la pastella in frigo per una buona mezz'ora, in modo da favorire la classica "gobbetta" (trucco appreso leggendo il blog di Sigrid, come ho visto fare da molti blogger). Nel frattempo preriscaldare il forno a 180 gradi ed imburrare generosamente uno stampo da madeleine. Una volta sufficientemente freddo, versare il composto negli stampi e far cuocere per 10-13 minuti, finché le madeleine non saranno dorate e consistenti sotto le dita.

99 colombe in volo: ci sono anch'io!

>> lunedì 5 aprile 2010

La mia colomba sarà presto in volo, per il momento vi lascio la ricetta; la foto l'aggiungerò a colomba arrivata. Per quest'occasione speciale ho deciso di preparare la "zuppa" di crema che, a memoria, è uno dei primi dolci che mia madre soleva farmi quando ero piccola. E' una ricetta di una semplicità assoluta, una base di biscotti (che possono essere savoiardi, petit, o ancora biscotti secchi di altro genere) imbevuti leggermente nel caffè forte sopra cui si fa colare una crema calda alla vaniglia, decorando poi la superficie con un liquore rosso dolce tipico dell'Umbria, l'alchermes.

Zuppetta di colomba
per la crema
4 tuorli
5 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di farina
1 bacca di vaniglia
500ml di latte
1 fetta di colomba Sorelle Nurzia a commensale
caffè q.b.
alchermes per decorare

Sul fondo di una coppetta o di un bicchiere porre metà della fetta di colomba leggermente bagnata di caffè.
Preparare la crema montando i tuorli con lo zucchero fino a renderli gonfi, aggiungere la farina ed amalgamare il composto. Aggiungere a filo il latte precedentemente intiepidito con la bacca di vaniglia incisa per il lungo e cuocere a bagnomaria finché la crema non si addenserà. (ci vorrà una mezz'ora, per evitare i grumi o che la crema si stracci io preferisco questo metodo alla cottura su fuoco vivo, altrimenti se optate per il secondo, i tempi si ridurranno ulteriormente, siamo intorno al quarto d'ora). Colare la crema ancora calda sulla colomba e fare un secondo strato con la metà di colomba rimasta. Decorare la superficie con una spruzzata di liquore e riporre in frigo fino a completo raffreddamento.

Quando succedono pasticci e buona Pasqua

>> domenica 4 aprile 2010

Ho voluto chiamare questo blog "pentole e pasticci" perché pur essendo una grande appassionata di cucina, non posso certo ritenermi uno chef da Cordon Bleu. Capita molto spesso, specialmente quand'è la prima volta, che le ciambelle non riescano col buco. Serve da insegnamento, a capire dove si è sbagliato così da non ripetere lo stesso errore in seguito. Vedete l'impasto qui sopra? Questa è l'unica foto decente di quella che doveva essere la mia colomba di quest'anno. Sono partita in quarta con l'idea di preparare una colomba da ZERO, e per zero intendo senza impastatore e senza stampo adeguato. Forse ho peccato un pò troppo di inesperienza. Da questo ho imparato che:
-se non vuoi farti venire le braccia e le spalle da scaricatore di porto a furia di impastare, compra un'impastatrice. Non importa se sia un modello base, l'importante è che faccia fatica al posto tuo.
-se vuoi che il tuo impasto finale somigli a una colomba, non cuocerlo negli stampi da torta al formaggio. Eviterai che si trasformino in una sorta cactus dolci. La prossima volta comincia a chiedere da FEBBRAIO gli stampi giusti agli unici due negozi che li vendono nella tua città.
-non lesinare sulla quantità di burro. Se nella ricetta c'è scritto 250g un motivo ci sarà.
-per lo stesso motivo, 40 minuti sono 40 minuti non applicare lo stesso metodo di cottura di una torta a un lievitato così complesso.
Ho voluto farvi fare due risate. La realtà è che l'impasto è venuto magnificamente, il problema è stata la cottura che mi ha lasciato un involucro esterno di una pizza dolce e un'interno poco soffice (complice la mancanza di adeguato burro). Grazie al cielo, almeno il sapore era buono, per essere la prima volta non è andata così male. La prossima volta andrà meglio.
Intanto, buona Pasqua a tutti voi!

Vi presento la mia cucina...

>> venerdì 2 aprile 2010

In attesa di mostrarvi la mia prima simil colomba (simil, perché l'impasto è quello, ma lo stampo è quello del panettone. Domandina...voi dove trovate gli stampi usa e getta? ) vi lascio due righe per raccontarvi del mio angolino creativo. Come vedete lo spazio è quello che è, ma abituata agli ambienti giapponesi dove tutto è in scala ridotta, riesco sempre ad arrangiarmi. Non ho ricordi particolari legati alla mia (mia? dovrei dire dei miei) cucina, ma ogni tanto penso con affetto che qui ho cominciato a muovere i primi passi: i maccheroni MOLTO al dente alle medie, i primi, semplici piatti alle superiori fino ad arrivare alla consapevolezza che cucinare era affar serio dall'università in poi.
Quando devo preparare cose semplici come biscotti o muffin uso il piano di granito, per le cose un pochino più complesse mi sposto sul tavolo da pranzo, dove posso lavorare con più libertà.
La sera o la mattina presto sono i momenti in cui mi godo di più la cucina, in cui la sento più mia, sono i momenti in cui ho già concluso o non ancora iniziato tutte le incombenze della giornata e che quindi posso dedicare interamente alle sperimentazioni. Tre sere a settimana sono dedicate al pane, il sabato e la domenica, giorni in cui non lavoro e che coincidono con i pranzi e le cene in famiglia, ai dolci in generale.
Sognando il momento in cui avrò una cucina "mia", piccola o grande che sia (sarei anche disposta a sacrificare un pò di spazio della camera da letto se mi si desse la possibilità di avere un'isola centrale!) mi alleno qui. Ecco a voi la mia cucina:
Con il mio angolino nelle vesti di protagonista principale, partecipo all'originale giveaway di Sarah, di Fragola e Limone "il cuore in cucina".

99 colombe per l'Abruzzo

>> martedì 30 marzo 2010

Per vicissitudini personali che mi portano spesso ad essere lontana dal blog, anche questa volta arrivo con forte ritardo ad aderire ad un'iniziativa che, anche se non personalmente, mi tocca da vicino. Il terremoto abruzzese l'ho vissuto da lontano- ero in Giappone in quel periodo- ma dal primo momento il mio pensiero è andato agli sfollati, a chi aveva perso una casa o più tragicamente una persona cara. Da Tokyo sono rimasta ogni giorno incollata al computer a seguire i notiziari e vedere quelle immagini di devastazione mi ha fatto restare insonne per molte notti.
Io sono figlia del terremoto avvenuto in Umbria nel 1997, avevo 12 anni allora, ma ricordo molto bene il senso di smarrimento e di paura che mi ha accompagnato per un lungo anno e mezzo. Ancora adesso, in presenza di un sisma, le mie gambe diventano di pietra. Ironia della sorte, il paese dove vorrei andare un giorno a vivere, è il primo per quotidianità di sismi.
Voi blogger più esperti di me avete ormai pubblicizzato la straordinaria iniziativa in lungo e in largo, ma nel mio piccolo mi rivolgo agli amici e alle persone che mi leggono e che magari vorrebbero contribuire a dare una mano ma non sanno ancora come fare. Mi piace pensare che anch'io, con il mio nenonato blog, possa dare una piccola mano.
Intanto volo a fare il mio ordine e a scrivere due righe a Mara, fa nulla se verrà evaso dopo Pasqua, anzi mi auguro che le richieste possano essere copiose anche passato il periodo pasquale.

Fate il pane, non fate la guerra!

>> martedì 2 marzo 2010

Se anche a voi capitano quelle giornate in cui nulla si salva dall'andare storto e vi ritrovate a mormorare come un mantra voglio cambiare continente, prima di cominciare a prendere a testate il muro o meditare intenti suicidi verso il vostro capo/partner/famiglia/persone sconosciute, fate il pane! Vi ho detto che ho iniziato da poco a lavorare giusto? Ebbene, non c'è sera in cui io non torni con il nervoso, a volte la gente con cui tratto mi fa proprio andare
fuori di testa. Ieri sera ero particolarmente su di giri, quindi mi sono sfogata sulla ciotola di poolish tenuta in caldo da due giorni. Il risultato? Se il pane mi viene così buono ogni volta che ho la luna storta mi ci abbono!


120g di farina O
900g di farina manitoba
1 cucchiaio di lievito disidratato
acqua tiepida q.b.

In una ciotola mescolate insieme 60g di farina O con 1 cucchiaio di lievito disidratato. Aggiungete acqua tiepida quanto basta a formare una pastella sostenuta (simile a quella per friggere per capirci) coprite e dimenticate il tutto per 12 ore. Ripendete il tutto e aggiungete i rimanenti 60g di farina O e formate una nuova pastella e dimenticatevene per altre 12 ore.
Quando andrete a riprendere l'impasto vedrete che la superficie si sarà riempita di bolle, segno che la lievitazione sta andando per il verso giusto. Adesso arriva la parte divertente.
Su una spianatoia, formate una fontana con la manitoba e al centro versatevi il lievitino. Pian piano aggiungete altra acqua tiepida e cominciate ad impastare finché il vostro impasto non avrà preso consistenza. Dividetelo in due e cominciate a lavorare le due parti: impastate e sbattete con forza, fingendo che siano la testa del vostro capo o delle persone con cui ce l'avete a morte-aiuta!- così la pasta diventerà mano mano più soffice e malleabile. Copritele poi con un canovaccio e lasciatele lievitare fin quando avranno raddoppiato di volume.
Date poi la forma di due filoni, incideteli con un coltello affilato e lasciateli al caldo a lievitare un altro paio d'ore (io di solito lo faccio per tre ore). Nel frattempo scaldate il forno a 180 gradi con una ciotolina d'acqua all'interno (aiuta l'umidità e evita che il pane si secchi in cottura), poi tutto dentro per un'ora. A questo punto avrete due bei filoni di pane e il vostro stress sarà drasticamente diminuito.

A volte ritornano...

>> sabato 27 febbraio 2010

Eccomi di ritorno dopo questa lunga pausa di riflessione. Vi sono mancata? In questi mesi mi è successo un pò di tutto:per colpa di una relatrice poco collaborativa mi è saltata la laurea e sono finita fuori corso. E per una persona abituata a dare il 100% non vi nascondo che è stato un grande smacco. Da lì anche altre cose hanno preso una piega inaspettata, per via di uno spiacevole effetto domino. Per un attimo, la mia fiducia ha vacillato e mi sono chiesta " che senso ha quello che ho fatto finora?". Inevitabilmente, ciò ha finito per influenzare anche questo progetto e forte è stata la tentazione di abbandonare tutto alle ortiche. Da lontano, ho continuato a leggere i vostri blog e più volte mi sono chiesta se avesse senso continuare a portare avanti questo blog, se veramente avessi anch'io qualcosa da dire. Non volevo proporre un copia e incolla delle ricette di altre persone, volevo che questa pagina virtuale sapesse di unicità, come di unicità sa ognuna delle vostre. Nel frattempo, ho cominciato a svolgere un part-time. Quando sono stata ufficialmente assunta, ho portato un piccolo benvenuto dolce che potesse farmi conoscere alle mie colleghe, perché io sono così, sulle prime non sono espansiva, lascio che sia ciò che ho fatto con le mie mani a parlare. La cosa è piaciuta a tal punto che la mia capa sta seriamente pensando a un modo per licenziarmi, pena l'allargamento del suo girovita. Poi una mia amica che già lavora da tempo là si è fatta scappare che io avessi un blog di cucina. E' stata la corsa ai computer e la promessa che io avrei continuato ad aggiornare. Dire che mi ha scaldato il cuore è dire poco. Di mio, sono una persona che molto spesso tende a sottovalutarsi, ebbene sapere che anche i miei pasticci senza impegno (perché la mia cucina non può certo paragonarsi a quella che leggo nei vostri blog) possano essere di spunto a qualcuno mi ha fatto piacere ed è stata la spinta finale a tornare. Ripartirò con le ricette di casa mia, quelle che mia nonna, mia mamma, le mie zie mi hanno trasmesso. Con la speranza che possano essere di spunto anche a voi. Pazientate ancora qualche momento, ma sono qui, sono tornata.

A chi mi legge...

>> mercoledì 27 gennaio 2010

Questo blog resterà fermo per un po'.
Sto passando un periodo un po' strano, con qualche casino e anche se a malincuore per qualche tempo dovrò rinunciare a postare su queste pagine virtuali. Sistemate le cose, tornerò con nuove ricette, voi non scappate, pazientate per un pò... :)

Swap, il ritorno!

>> sabato 19 dicembre 2009

Ed ecco i dovuti ringraziamenti (e le scuse per il mostruoso ritardo nel postarli) anche alla mia seconda compagna di swap, Monica. In realtà il suo pacco mi è arrivato praticamente appena finito di scrivere il post dello swap da parte di Milena, ma complice la tesi, la mia partenza per Venezia e le incombenze quotidiane, ho vergognosamente lasciato correre il tempo. Bando alle ciance, il pacco della blogger toscana era carico carico di:
- un vasetto di cannella, parzialmente impiegata in biscotti e affini (e che ogni tanto mi sniffo, beandomi del suo profumo...)
-un vaso di preparato per i suoi cantucci che però devo ancora sperimentare causa tempo tiranno (grazie per la ricetta intanto!)
-cuoricini speziati che hanno riscosso un successo stratosferico con i miei...io ho fatto in tempo ad assaggiarne solo due, gli altri se li è bellamente pappati mio papà.
-un simpatico addobbo per l'albero a forma di pupazzo di neve, che invece è andato a decorare un'anta della mia cucina (che tra l'altro è rossa e bianca, più intonato di così...)
-una miscellanea di caramelle e cioccolatini ricoperti di glassa di zucchero (o almeno io ho ipotizzato che fossero cioccolatini...Monica, delucidazioni?)
Quindi che dire? Grazie davvero Monica!! E grazie a Muccasbronza per questa simpatica iniziativa!
Ora scappo a togliere dal forno la torta per il pranzo di domani e a fare gli ultimi regali; stanotte invece la passerò in compagnia della mia amata tesi....

Swap!!

>> giovedì 10 dicembre 2009

Ultimamente sono parecchio latitante, passo le giornate attaccata al computer non per postare nuove ricette, bensì per finire la mia tesi di laurea in tempi decenti in modo da godermi un bricolo di feste, visto che questo è il primo Natale, dopo cinque anni, che passo senza l'ansia dell'approssimarsi degli esami. Oggi niente ricetta, ma un ringraziamento a Milena, una delle mie due compagne di swap (Monica non ti preoccupare, ringrazierò abbondantemente anche te con un post quando arriverà il pacco!) per la bellissima scatola delle meraviglie arrivatami una settimana fa (mi vergogno un pò a postare con tutto questo ritardo, purtroppo ho dovuto dare la precedenza alla tesi, la prossima settimana presento la domanda di laurea e qualcosa dovrò pur portare alla mia relatrice!). Quando il postino me l'ha recapitata, ho cominciato a scartare la carta come fossi tornata la bambina che aspettava impazientemente che Babbo Natale venisse a portarle i regali.
Dopo aver aperto la bellissima scatola a tema natalizio, non finivo più di scoprire i regali, tutti confezionati in graziosi sacchettini corredati da apposito bigliettino. Dentro c'erano: salatini piccanti pomodoro, origano e peperoncino, i primi a finire come snack pre-cena; salatini parmigiano e olive spazzolati il giorno dopo come pre-pranzo (non si vede che mi piace pasticciare fuori pasto vero?), biscottini di vetro che sono rimasta incantata a guardare tanto erano belli e colorati.. mi dispiaceva quasi mangiarli! Biscottini ai pistacchi (questi non li conoscevo, ma ho subito rimediato correndo a comprare i pistacchi e facendone farina da utilizzare per una produzione biscottifera natalizia), una mini-nutella da appendere all'albero (finita a cucchiaiate sul pane in cinque minuti... vado matta per la nutella!), dei biscottini con i canditi (ottimi con il caffè, i miei hanno dovuto lottare per accaparrarsene uno), dei piccoli stampini per biscotti che serviranno allo scopo di cui detto sopra, un guanto da forno natalizio che ora fa bella mostra sulle piastrelle della mia cucina e dulcis in fundo, un piccolo lavoro di ricamo con la mia iniziale... Milena mi hai viziato in modo incredibile, a confronto il mio pacco era una miseria! Grazie!

Biscottiamo?

>> martedì 1 dicembre 2009

Chiedo scusa a Michaela per essermi appropriata del titolo di uno dei suoi post, ma ci stava troppo bene. Dopo i muffin, complice anche il fatto che manca davvero poco a Natale, vai di biscotti. Rovistando nella credenza dove lascio accumulare utensili di cucina che poi mi dimentico sistematicamente di avere, ho ripescato una sac a poche (si scrive così?) della forma di cilindro (non so se è chiaro, la prossima volta metto una foto) e una a forma di sacchetto classico in plastica, comprate anni fa e poi dimenticate. L'ho sempre associate a torte guarnite di panna, poi mi sono messa a pensare: se facessi un impasto per biscotti tale da poter essere utilizzato anche per una sac a poche? Ho dato una sbirciata su alcuni blog e questo ha attirato la mia attenzione. Al primo tentativo ho letteralmente distrutto quella a sacchetto: l'impasto era troppo e troppo duro. Poi ho ritentato con un nuovo impasto, utilizzando la cilindrica, sperando che non facesse la stessa fine della sorella.
Questi biscotti sono di una facilità estrema, hanno passato il test parenti (il complimento più bello è stato "sembrano di pasticceria!") e quindi finiranno dritti dritti nei sacchetti regalo di quest'anno. Questi sono aromatizzati all'anice, ma potete sbizzarrirvi con ciò che più vi piace: cioccolato, cocco, buccia d'arancia e di limone. L'unica avvertenza è di non mettere pezzetti di frutta secca, ma di ridurli o in farina o in granella, altrimenti la pasta non riuscirà a passare bene dalle bocchette della sac a poche, rovinandovi l'effetto finale.

Biscottini all'anice

dose per circa 30-35 biscotti

1 uovo
70g di burro
60g di zucchero
10 cucchiai di farina OO
anice o altre spezie a piacere
1 pizzico di lievito

In una ciotola amalgamare l'uovo con lo zucchero, l'anice o le spezie preferite, aggiungere la farina setacciata, il lievito e da ultimo il burro fuso tiepido. Mescolare rapidamente fino ad ottenere un impasto piuttosto sostenuto ma non duro. Riempire la sac a poche e comporre i biscotti su una teglia rivestita di carta da forno. * Cuocere in forno ventilato a 180 gradi per 10 minuti, o fino a doratura. Prepararli il giorno prima aiuterà a far assestare meglio i sapori tra loro. Conservare in sacchetti di plastica (non so dirvi quanto si conservino...da me non sono arrivati al terzo giorno!)

*Nota: L'unico inconveniente di questi biscotti è che se non lavorato velocemente, l'impasto rischia di diventare duro in poco tempo. Indicativamente, avete un quarto d'ora, altrimenti vi ridurrete come la sottoscritta a sbuffare su uno stantuffo che non ne vuole sapere di spremere i biscotti. Detto così sembra difficile, una volta che avrete preso la mano, sarà una passeggiata.

Tentazione di muffin

>> giovedì 26 novembre 2009

A voler fare le cose di fretta, si combinano pasticci. Questa volta le foto non mi convincono molto, ma lascio a voi giudicare. Ora che sono sotto tesi, complice anche il fatto che stiamo andando sempre di più verso temperature fredde, ogni volta che spengo il computer mi assale una gran voglia di dolce. E da golosa quale sono "posso resistere a tutto, fuorché alle tentazioni" come diceva Oscar Wilde. Agli inizi della mia avventura dolciaria, non facevo altro che sfornare muffin, senza seguire un procedimento particolare. E, meraviglia delle meraviglie, in barba al tanto decantato metodo della separazione degli ingredienti liquidi da quelli secchi, avevo dei bei muffin panciuti e alti. Da un pò di tempo a questa parte invece, notavo che i miei muffin durante la cottura se ne andavano per i cavoli loro: pendenti come la torre di pisa a destra o a sinistra, piatti come tavole da surf. Mistero.
Ora, ho visto che tanti bloggers si servono della separazione degli ingredienti liquidi da quelli secchi per realizzare muffin e dalle foto, questo metodo sembra funzionare alla grande. Ho voluto provare, pur essendo scettica sul fatto di rovesciare in un sol colpo le polveri sul composto liquido e di mescolare appena il tutto. San Tommaso ha dovuto ricredersi: finalmente la gobbetta è tornata e le crepe sono al posto giusto. Solo un paio hanno deciso democraticamente di fare a modo loro, secondo voi è questione di quantità d'impasto all'interno del pirottino? Ma per essere il primo tentativo, mi ritengo soddisfatta.

1 uovo
150g di farina OO
1 vasetto di yogurt bianco da 125g
70g di zucchero
40g di burro
5 shokobon (o cioccolatini a piacere) triturati
mezza bustina di lievito per dolci
una spolverata di cannella

In una ciotola, setacciare e mescolare fra loro la farina e il lievito, aggiungendo poi lo zucchero e un pizzico di cannella. In una seconda ciotola amalgamare l'uovo, lo yogurt e il burro fuso freddo. Rovesciare la ciotola delle polveri in quella dei liquidi e amalgamare con una spatola, aggiungendo i cioccolatini triturati. Riempire i pirottini o delle formine per muffin e infornare a 180 gradi per 20 minuti o fino a doratura della superficie.

Plumcake, il ritorno

>> domenica 22 novembre 2009

Durante la settimana non ho molte occasioni per mettermi ai fornelli, vuoi per il fatto che in famiglia chi più e chi meno siamo tutti a dieta, vuoi perché nei giorni normali i pranzi e le cene sono quasi prestabilite (carne-pesce-pasta-formaggi-pizza), ma il sabato qualche pretesto per mettermi ai fornelli viene fuori e la domenica, passata a rotazione a casa dei parenti, scateno il lato goloso che è in me.
Questa settimana vi lascio la ricetta per un plumcake ciccioso a base d'arancia e cioccolato fondente. Intanto, vado a inventare qualche nuova ricetta per il Natale che si avvicina..

Plumcake arancia e cioccolato fondente

4 uova
110g di zucchero
60g di cioccolato fondente al 70%
100g di burro
il succo e la scorsa di un'arancia non trattata
300g di farina OO
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
Granella di zucchero e fettine di mandorle a piacere

Separate i tuorli dagli albumi. In una ciotola sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e gonfio. Aggiungete il burro fuso freddo, il succo e la scorza d'arancia, il cioccolato ridotto in scaglie. Montate a neve ferma gli albumi e aggiungerli alla preparazione, alternandoli a cucchiaiate di farina setacciata insieme alla vanillina e al lievito, con movimenti dal basso verso l'alto per non smontare il composto. Decorate la superficie con granella di zucchero e mandorle a fettine a piacere. Versate il composto in uno stampo da plumckake e cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per 1h 15. (fate sempre la prova stecchino)

Nota per la cottura: per evitare di bruciare la superficie, io ho coperto lo stampo con l'alluminio infornando per 40 minuti. Completata la fase più delicata della lievitazione, l'ho tolto e ho lasciato dorare per 15 minuti, poi ho coperto di nuovo e ho completato la cottura.

Honest scrap: 10 cose su di me

>> sabato 21 novembre 2009

Avevo visto questo giochino comparire su tanti blog che seguo e parteciparvi mi incuriosiva assai. Dopo essermi presa una pausa dalla scrittura della tesi, mi sono messa a leggere i blog e Sara di Meringhe alla panna è stata tanto cara da pensarmi e spedirmi l'invito.
Da dove comincio?
1. Ho sempre avuto il pallino per la cucina. La mia avventura è iniziata in seconda media, quando figlia unica di due genitori lavoratori, mi sono dovuta attrezzare per far apparire sulla tavola un pranzo e una cena decenti a due affamati genitori di ritorno dal lavoro. Ancora ricordo la mia prima pasta: delle mezzemaniche che dire dure era un eufemismo. Praticamente come appena tolte dalla scatola. E l'espressione coraggiosa di mia madre, che nonostante quel disastro, aveva avuto poi la forza di lodarmi.
2.Sono una persona testarda che, se una cosa non le viene al primo tentativo, piuttosto che chiedere aiuto agli altri, si rinchiude e prova finché il risultato non è esattamente quello che ha in mente. Ho mangiato un sacco di roba da sola perché il risultato estetico non mi soddisfaceva e mi vergognavo a presentarlo a un pranzo o una cena.
3. Adoro i gatti e i cani, ma i cocker spaniel hanno un posto speciale, un pò perché i miei amici mi ripetono spesso che sono la loro copia umana (ho i capelli ricci come loro orecchie e caratterialmente, sono una coccolona con chi mi conosce bene), un pò perché mi ricordano dei peluche. Quando avrò una casa mia, ne vorrei uno piccolino e nero (ma non lo chiamerò Calimero!)
4. Sono golosa di dolci. Da piccola facevo a gara con i miei cugini a chi si finiva più pacchetti di merendine (allora non sapevo cosa fossero le calorie...), oggi devo tenermi, altrimenti so che si trasformerebbero immediatamente in ciccia. Ma da quale torello che sono, non rinuncio a un dolce, magari piccolo, se in compagnia di altre persone. Trovo che predisponga al buonumore. I miei amici sanno bene che, se invitata, non mi presento mai senza qualcosa di fatto in casa che non contenga uova, burro e zucchero.
5. Come avrete visto dal profilo, mi sto laureando in giapponese. Dopo Venezia, Tokyo è stata eletta mia seconda patria. Nonostante io non parli ancora bene la lingua e il Giappone sia un paese difficile sotto tanti punti di vista, nel corso dei miei due soggiorni studio ho trovato un'accoglienza meravigliosa da gran parte delle persone che ho conosciuto. Non ho ancora deciso bene cosa vorrò fare del mio futuro, ma so che tornerò non appena mi sarà possibile.
6. Non sopporto i luoghi troppo rumorosi e pieni di gente: a una discoteca affollata preferisco un buon locale dove bere un bicchiere di vino e fare due chiacchiere con chi è con me.
7. Ho il vizio di fare da mamma alle mie amiche, che siano più piccole o più gradi di me. Se qualcuna ha un problema o vuole semplicemente una rassicurazione, o sforno un dolce o mi metto a coccolarla. Mio padre dice che ho sbagliato mestiere, che avrei dovuto fare l'assistente sociale o andare a Stranamore.
8. Sono una persona abbastanza timida con i ragazzi, soprattutto quando li conosco per la prima volta. Con i morosi delle mie amiche ho ovviato alla cosa buttandomi sulla cucina: nove volte su dieci mi dicono che ho scritto in faccia "sposami" e invidiano la persona che mi sposerà davvero.
9. Sono talmente puntuale da arrivare talvolta con dei quarti d'ora pieni d'anticipo... e finisco con il mettere in imbarazzo chi arriva dopo di me, nonostante la sua puntualità. In Giappone ancora peggio, lì anche arrivare in anticipo è un segno di scortesia, le prime volte ho fatto un sacco di figure barbine!
10. Manco totalmente di senso dell'orientamento, quando ero alle superiori ero capace di perdermi anche nella periferia della mia città natale! Quando devo visitare una nuova città è un dramma, anche perché odio le piantine, hanno il potere di mandarmi ancora più in confusione. L'unica città che fa eccezione è Venezia, sarà che se sbagli strada finisci in canale, ma anche facendo strade nuove per la prima volta, in cinque anni non mi è mai capitato di perdermi.
Passare il meme alle persone dei blog che seguo per la seconda/terza volta sarebbe una scortesia, facciamo che mi guardo in giro e se trovo ancora qualcuno che manca all'appello, provvedo! Intanto, grazie ancora Sara!

Marmellata mon amour!

>> lunedì 16 novembre 2009

E' ufficiale, sono entrata anch'io nel tunnel delle marmellate e difficilmente riuscirò ad uscirne!! Vuoi un po' per il fatto che nei vostri blog vedo decine di ricette e ogni volta è lo stesso pensiero "devo assolutamente rifarla/modificarla, prenderne spunto!", un po' per i contest che, nemmeno a farlo apposta, capitano sempre nel momento opportuno. Il mio primo esperimento "marmellatoso" è stato qui, complice l'inaugurazione della nuova casa di mia cugina. Prima di allora, il nulla,da intendersi come fatto dalla sottoscritta. Nella mia infanzia, ad occuparsi della marmellata erano sempre mia nonna, mia mamma e mio papà. Da me marmellata significava grandi quantità di more o prugne provenienti dall'orto della nostra casa di montagna che, una volta "imbottigliate" (passatemi il termine, imbarattolate non è italiano!) andavano ad arricchire una crostata o il pane per la colazione. Adesso che mia nonna è in là con gli anni e i miei non hanno più pazienza, ho deciso di prendere il testimone. Perché credo che, come sapete voi meglio di me, una volta assaggiata la marmellata fatta in casa con le marmellate in commercio non ci sia più storia. In più, a me non piacciono le marmellate troppo dolci, e poter regolare a proprio piacimento la quantità di zucchero è uno dei motivi che mi spinge a continuare su questa strada.
Questa marmellata è nata da una bustina di the. Mi spiego: andando pazza per gli infusi e le miscele di the, mi ritrovo un'anta della cucina talmente stipata di scatole che ogni volta che la apro rischio la valanga. Ogni volta che sugli scaffali compare qualcosa di nuovo, non posso fare a meno di portarmene a casa una scatola per provare. Tra gli ultimi acquisti c'è un the nero della Pompadour (si può dire o è pubblicità??) aromatizzato all'arancia, cannella, chiodi di garofano e uvetta bagnata nel rhum (avrete ormai capito che più roba c'è dentro e più mi piace!). Il gusto mi era piaciuto da matti. Perché non replicarlo nella marmellata? Fatalità, di quella di mele e uvetta me ne era rimasto un vasetto piccolo, non potevo non provare. Avevo le arance, avevo la cannella e i chiodi di garofano, avevo il rhum. Di mettere l'uvetta non mi andava, volevo si sentisse solo il gusto della frutta e delle spezie. Appena fatta, mi sembrava un disastro; poi l'ho lasciata riposare per una decina di giorni e oggi ho aperto il vasetto: vi dico solo, da provare.
Buon inizio settimana a voi!

Marnellata di arance profumata alla cannella, rhum e chiodi di garofano

Per un vasetto da 250g
1,2kg di arance
200g di zucchero
1 bicchierino di rhum
1 cucchiaino di cannella
3 chiodi di garofano

Pelare al vivo le arance sopra la pentola che userete per la marmellata in modo da non perdere il succo. Aggiungere lo zucchero, i chiodi di garofano spezzettati, la cannella e il rhum. A fuoco dolcissimo, cominciare a mescolare per una ventina di minuti, poi passare al setaccio. Continuare a mescolare per una successiva mezz'ora, fino a raggiungere una discreta densità. Invasare a caldo in vasetti precedentemente sterilizzati per una ventina di minuti in acqua calda. Lasciar riposare una decina di giorni prima di servire, per dar modo al gusto e alla consistenza di affinarsi.

Con questa ricetta partecipo al contest "con le dita nel barattolo" della cucina di Martina, in collaborazione con Giallo Zafferano.